martedì, Settembre 27

Impianti di trattamento acque: non costi ma investimenti

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L’8 maggio 2021 Leading Network ha ospitato il primo Workshop su: TRANSIZIONE ECOLOGICA, ECONOMIA CIRCOLARE E SOSTENIBILITÀ NELL’IMPRESA.

Tra i relatori anche il dr. Fabio Poletto, direttore generale di Fluence Italy S.r.l. che ha parlato sul tema waste-to-energy; ovvero di come recuperando materiale organico dalle acque di scarico di un caseificio, sia possibile trasformarlo in biogas e successivamente in biometano. 

Fluence Italy fa parte di un gruppo internazionale – https://www.fluencecorp.com/ – specializzato proprio nei trattamenti delle acque.

Il dr. Poletto, laurea specialistica in chimica nel 2006 all’università di Padova, da 15 anni lavora in imprese impegnate sui temi ambientali. L’ho intervistato al termine del workshop.

Dr. Poletto, la vostra società è sul mercato e vende impianti per il trattamento delle acque industriali; quanta consapevolezza c’è nelle aziende sui temi ambientali?

Fino al 2000 – 2006 circa questi impianti venivano visti dalle imprese unicamente come dei costi. L’obiettivo dell’azienda era quindi solo quello di ridurre il più possibile questi costi.

Poi con il passare degli anni – anche grazie a incentivazioni statali – è cresciuta la consapevolezza che di pianeta ne abbiamo solo uno e dobbiamo preservarlo. Quelle aziende che hanno avuto poi anche la lungimiranza di affrontare il tema in una prospettiva più ampia, hanno sviluppato opportunità interessanti dal punto di vista economico.

In altre parole, va trovato un equilibrio tra l’esigenza di ridurre il costo dell’impianto e l’opportunità di andare a rendere più efficienti i sistemi recuperando anche degli scarti. 

Intende che questi impianti vanno visti sono solo come costi ma come veri e propri investimenti?

Certamente. Il caso che ho illustrato nel workshop va proprio in questa direzione.

Se l’approccio non è solo quello di prendere uno scarto e trattarlo – perché me lo impone la legge – allora possono nascere delle opportunità importanti di risparmio dei costi e anche di ricavi aggiuntivi.

È necessario però partire da un’analisi di tutti gli schemi produttivi per capire dove possono essere fatte delle ottimizzazioni e andare quindi a ingegnerizzare in modo più consapevole le produzioni interne.

In questo modo ci creano tutta una serie di cicli secondari altrettanto importanti quanto il ciclo primario, che possono appunto portare a riduzione di costi e generare ricavi.

Ci spieghi più in dettaglio perché i vostri impianti devono essere visti non più solo come costi

Fluence Italy è specializzata negli impianti che lavorano con la c.d. digestione anaerobica.

È una tecnologia biologica che trasforma il materiale organico contenuto nelle acque di scarico in biogas. Parliamo ovviamente di acque di scarico soprattutto del settore alimentare: caseario, lavorazione carni, allevamenti, conserviero, ecc.

Il passo successivo è quello di passare dal biogas alla produzione di biometano. Il biometano non è altro che il biogas al quale viene  rimossa l’anidride carbonica. A questo punto il biometano può essere immesso nella rete nazionale o venduto come LNG.

Anche la CO2 ulteriormente purificata può essere utilizzata da svariate industrie. In questo modo abbiamo creato un ciclo virtuoso, recuperando in modo economico tutti gli scarti, e salvaguardato l’ambiente. Aggiungiamo infine la ricaduta di immagine green che l’azienda può ottenere. 

L’impianto di trattamento delle acque non è più quindi solo un centro di costo ma può diventare un centro di ricavo.

Ci parli del caso aziendale del caseificio che ha presentato

È diffusa la credenza che – come per il maiale – del latte non si butti via niente; ma non è così.

Quando si va a fare il formaggio, solo il 10/14% in peso del latte viene trasformato in formaggio. Il resto è siero e può o essere trasformato in ricotta (ma anche in questo caso se ne toglie solo un altro 5/6%) tutto il resto è scotta. La scotta contiene tutto lo zucchero e la salinità del latte di partenza e non ha quasi alcun valore; una volta la davano alle porcilaie, che oggi sono sempre meno.

Mentre la grandi aziende possono permettersi di fare una polverizzazione di questa scotta per produrre lattosio zootecnico, per i piccoli caseifici la scotta è un problema sia a livello di costi sia di logistica.

La nostra tecnologia trasforma la scotta in energia elettrica e termica e produce acqua di scarico che può essere tranquillamente scaricata in acque superficiali. Nella slide si vede ciò che abbiamo fatto in presso il caseificio Moro nel trevigiano.

La particolarità di questo impianto è che tutta l’acqua calda prodotta dal cogeneratore viene utilizzata dal caseificio per la pastorizzazione di tutto il latte in ingresso.

Hanno praticamente azzerato la quantità di  metano che prendevano dalla rete per questa fase. Ciò ha consentito anche al caseificio di aumentare la produzione del 40%. Il problema dello smaltimento della scotta limitava infatti la produzione.

Sono questi gli aspetti che l’imprenditore dovrebbe valutare quando investe in un impianto come il nostro; non solo i costi dell’investimento!

Senza considerare appunto i vantaggi derivanti dall’aumento della produzione e la ricaduta di immagine green per l’azienda. Il rientro dell’investimento in questo caso è stato di 4 anni; senza però considerare questi ultimi 2 aspetti.

Un’ultima domanda: qual è il futuro del biogas e del biometano?

Si stima che una valorizzazione di queste tecnologie possa portare a una riduzione dell’emissione dei gas serra del 10/13%. Se realizzate in modo corretto. Il mercato è in forte espansione. Gli impianti in Europa sono circa 18.600 circa mentre in Italia 1.850.

Nel 2030 è previsto un raddoppio della produzione di biometano. 

In Italia è però necessario snellire le procedure burocratiche; infatti, un’azienda che voglia investire in queste tecnologie deve attendere circa un anno per l’autorizzazione. A ciò poi deve aggiungere un altro anno per realizzare l’impianto.

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About Author

Ha ricoperto ruoli di area manager, analista di mercato, responsabile di vendita di impianti chiavi in mano, direttore commerciale e marketing e amministratore delegato, nei settori del fashion, agroalimentare, arredo e del vetro. Laureato in Economia Aziendale all'Università L. Bocconi di Milano, parla inglese e tedesco.

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