sabato, maggio 25

Don’t shoot me: I’m only a Temporary Manager!

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La premessa è d’obbligo, per dare conto al lettore circa la credibilità di chi scrive in merito a ciò che stiamo rappresentando.

Negli ultimi cinque anni, sulla base di esperienze dirette, con all’attivo più di dieci missioni, da 6 a 18 mesi di durata, per aziende micro, piccole e medie, in almeno dieci settori/mercati diversi, sono emerse delle evidenze, che di seguito esponiamo, in merito al vissuto che il mondo imprenditoriale ha del Temporary Manager.

Le stesse esperienze sono state verificate a più riprese con altri colleghi che svolgono la stessa professione in contesti analoghi.

Senza avere la pretesa di considerare questo articolo quale output di una ricerca di mercato, preferiamo considerarlo come uno spaccato di vita vissuta, con utili insegnamenti a corredo.

Supereroe o manager con esperienza

Molti imprenditori, a capo di PMI, anche di una certa rilevanza, hanno la tendenza a immaginare il Temporary Manager come un supereroe contemporaneo, in grado di sovvertire (in positivo) le sorti di un’azienda, ad esempio dal punto di vista commerciale, sulla base di una prospettiva temporale di pochi mesi (la missione da TM), per trovare nuovi clienti e nuove opportunità di fatturato, magari in un contesto/mercato che invece richiede oggettivamente molto più tempo per essere attivato.

Ciò è a dir poco discutibile, ma a nostro avviso interessante da analizzare.

A volte hai l’impressione che il temporary management sia solo una scelta tattica, una mossa per sbaragliare, smuovere le acque da troppo tempo ferme, creare una situazione di discontinuità in azienda, provocare una reazione nell’organizzazione, ciò soprattutto nel caso in cui la missione venga svolta in un contesto organizzativo strutturato.

In effetti, già solo la presenza del Temporary Manager in azienda, solitamente figura “pesante” sia dal punto di vista della personalità sia dell’esperienza, senza far granché può produrre la “scossa” di cui sopra.

Un rapporto easy ma molto serio

Ma, come nel famoso LP, la premessa dovrebbe essere: “non sparate sul pianista – TM, please!”

È vero tuttavia che il Temporay Manager si presenta easy, “easy to stay” e “easy to leave”, nel senso che entrare e rimanere, o uscire dalle aziende per lui è facile, ci è abituato, fa parte del gioco, diciamo così, e quindi l’interlocutore, che lo percepisce, e se lo sente dire dalla viva voce dallo stesso manager, fa proprie queste affermazioni e, in alcuni casi, le sfrutta a suo vantaggio.

“Ma allora no, io non ci sto!” dice il Temporary Manager, che una volta entrato, vorrebbe per lo meno le stesse opportunità dei colleghi permanent per ottenere risultati e non, appunto, essere considerato un elemento estraneo.

Tutto in sei ore

Per tutto il tempo della missione il Temporary Manager si relazionerà con i nuovi colleghi con professionalità, dedizione, senso di appartenenza e generosità; li considererà come parte di sé, della sua vita professionale, come se lo fossero sempre stati.

Piace molto infatti ai committenti la capacità del TM di diventare già dalle prime ore dopo l’inserimento, parte della squadra; già operativo, propositivo come nessuno mai, prima di lui in quell’azienda, avevano visto fare, tenuto conto che l’approccio permanent al ruolo è perlomeno cauto: dai fatidici 6 mesi per entrare nel ruolo di permanent alle fatidiche 6 ore richieste al TM.

Impostare bene la mission dall’inizio

È il caso quindi di mettere le cose al loro posto, affinché le aspettative di Imprenditore e Temporary Manager, almeno da questo punto di vista, siano coerenti rispetto a un obiettivo condiviso e alla sua oggettiva fattibilità.

Il Temporary Manager non va considerato (o non dovrebbe essere) un attore, che interpreta un ruolo e poi se ne dimentica, intanto è la pellicola che lo tiene in vita.

Il Temporary Manager è un manager “programmato” dalla sua forma mentis e dalla carriera per portare risultati, in tempi brevi, ma allineati alle logiche del mercato o del contesto in cui è inserito.

Spesso abbiamo incontrato clienti che confondono il Temporary Manager con l’Acceleratore di Particelle del CERN (Large Hadron Collider), dal punto di vista del business.

A differenza dell’attore, proseguendo l’analogia di poco fa, il TM conserva, memorizza, aggiunge al CV, analizza anche a posteriori i risultati ottenuti, i successi e gli insuccessi, di quello che ha fatto o portato all’azienda in cui ha svolto l’ultima missione; in altre parole, vive dei suoi successi, sebbene su scala temporale ridotta.

Ma tutto questo può avvenire secondo tempi e modi adeguati, scanditi dalle logiche del business in cui si viene inseriti e non indipendenti da esso.

Ma poiché si deve dare per acquisito che il committente-imprenditore conosca bene il suo mercato e i suoi tempi di reazione agli stimoli, nel caso in cui non vengano rispettati questi tempi, il problema, o l’imbarazzo, prima o poi, emergerà e chi ne farà le spese saranno gli obiettivi della missione.

Non si pianifica un intervento di sei mesi, se già in partenza sappiamo che ce ne vorrebbero dodici per ottenere i risultati attesi; “iniziamo con sei mesi e poi vediamo”, ha tutta l’aria di essere un “non so che fare, ma intanto proviamo a vedere cosa succede…”, che è forse la prospettiva peggiore sia per il committente sia per il Temporary Manager.

Ma purtroppo accade, anche più spesso di quanto si possa pensare.

“Apriti Sesamo!”

Altro luogo comune. La sequenza Temporary Manager = Esperienza = Conoscenza ed Entratura in determinati mercati (mi riferisco sempre ad aspetti commerciali) dovrebbe produrre, sempre secondo la logica di alcuni committenti, una sorta di “Apriti Sesamo” da parte dei clienti che, solo perché ti conoscono, o sei stato loro fornitore o cliente, ti dovrebbero aprire le porte all’istante.

Una cosa del genere non si è mai vista, onestamente.

Anzi, addirittura mi preoccuperei se questo fosse il risultato, segno che il rapporto tra il nuovo cliente e il Temporary Manager in passato potrebbe non essere stato del tutto trasparente.

Suggerimenti

Quindi, per concludere, il suggerimento che emerge da questa breve analisi, rivolto alle due parti in gioco, è  di considerare con equilibrio e lucidità due elementi della missione, prima di iniziare qualsiasi missione con un Temporary Manager, o una squadra di Temporay Manager:

  1. Definire con precisione gli obiettivi che si intende ottenere, per ognuna delle funzioni inserite in azienda. 
  2. Definire e condividere i tempi necessari alla missione per poterli ottenere, tenendo però conto dei tempi del mercato, facendo coincidere i tempi della missione coi tempi della realizzazione del progetto.

Il tutto, naturalmente, accuratamente inserito nel contratto.

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About Author

Alberto Sgheiz

Consolidata esperienza di executive manager in area commerciale e marketing per multinazionali del largo consumo (Hitachi, Philips, LG Electronics) e per un’importante insegna Retail (Euronics).
 Ruoli di Direttore Vendite, Commerciale, Marketing e Comunicazione.
 Esperto di comunicazione sui temi della sostenibilità ambientale, responsabilità sociale d’impresa e digital marketing; ha proseguito la propria esperienza manageriale come Temporary Manager, seguendo numerose missioni presso PMI italiane e straniere in area Commerciale/Marketing. Affiancamento e supporto alla proprietà per lo sviluppo di nuovi mercati, consolidamento delle attività in corso, contatti con nuovi mercati/clienti, corporate image, attività di ristrutturazione/riorganizzazione aziendale. Associato a Leading Nertwork, con ruoli istituzionali di membro del Consiglio Direttivo e responsabile sviluppo Area Lombardia.